14/08/2008

Colma

Passo della Colma       K

Punteggi. Difficoltà 7. Valore paesaggistico: 10.

Equipaggiamento speciale. Zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 1000 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato appena fuori Gozzano (370 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. Considerando la lunghezza dell’intero tour e le pendenze a tratti impegnative, è preferibile disporre di un 34 anteriore e di un 24 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Da Gozzano si seguono le indicazioni per S. Maurizio. L’auto può essere lasciata appena fuori Gozzano, nel parcheggio del campo sportivo, sulla sinistra. L’entrata del parcheggio è limitata da barre orizzontali poste a 2,5 m di altezza; quindi attenzione alla bicicletta se la trasportate sul tetto dell’auto ! L’inizio della salita dista 10 km (pianeggianti), sufficienti per un po’ di riscaldamento.

In bicicletta. Procedere sul lungo lago in direzione di Omegna. Superata Pella, dopo circa 4,5 km seguire l’indicazione sulla sinistra per Arola / Civiasco / Varallo Sesia / Passo della Colma.

La salita inizia subito dopo la deviazione (450 m s.l.m.), con pendenze tra il 5 e il 9%. Lo strappo di maggior pendenza, intorno al 13% è compreso tra Arola e la chiesetta della Madonna Assunta (sec. XVI). Il punto più alto (885 m s.l.m.) viene raggiunto dopo 8 km di salita; quindi la strada inizia a scendere verso Civiasco ed offre un arioso panorama sulla bassa Valsesia. Dopo Civiasco la discesa si fa più ripida, bellissima, con curve dolci e fondo perfetto, può essere percorsa ad alta velocità (60 km/h) fino a Varallo Sesia. Da Varallo si seguono le indicazioni per Rocca Pietra / Quarna / Borgosesia. Giunti a Borgosesia le indicazioni per tornare verso il lago d’Orta sono praticamente inesistenti. Nel groviglio di svincoli che tendono a fuorviare i il turista trascinandolo inesorabilmente sulla trafficatissima tangenziale a ovest del Sesia si deve invece puntare decisamente verso il centro della cittadina, rimanendo sempre sulla sponda est del fiume (che quindi non va mai attraversato). Solo a questo punto compare la prima indicazione per Valduggia. In uscita da Borgosesia alla seconda rotatoria (località Montrigone), si devia a sinistra seguendo l’indicazione per Valduggia, lago d’Orta. Dopo quasi 2 km, si devia ulteriormente a sinistra, abbandonando la strada per Valduggia e seguendo l’indicazione per Cellio (5 km). La salita per Cellio inizia dopo circa 1 km, appena dopo Plello, con pendenze tra il 6% e l’8%, tutta immersa nel verde dei boschi, con bei panorami collinari. Giunti a Cellio si attraversa il paese e, in uscita, al bivio Breia (a sinistra) / Valpiana (a destra) si svolta a destra. Dopo 1,4 km di veloce discesa, superato Viganallo, nel bosco si devia sulla sinistra, seguendo l’indicazione per Madonna del Sasso / lago d’Orta / Valpiana. Dopo 150 m, al bivio Piana dei Monti / Zagro, svoltare a sinistra. La strada si fa stretta, ripida (8-10%), e si tuffa in una fittissima boscaglia di castani, noccioli, abeti, che accompagna il percorso praticamente fino a Boleto, con due brevi interruzioni nelle località di Merlera e a Valpiana (675 m s.l.m.).

Dati tecnici (rilevati con Polar CS400). Caratteristiche delle principali salite:

- Passo della Colma: 8 km; pendenza media 5,4%; pendenza massima 13%.

- Plello-Cellio: 5 km, pendenza media 5,2%, pendenza massima 11%.

- Cellio-Valpiana: 4 km, pendenza media 4%, pendenza massima 14%.

- Valpiana-Boleto: 2,3 km, pendenza media 6,2%, pendenza massima 13%.

Dislivello totale scalato in ascesa (intero tour): 1230 m; tempo necessario: circa 3 ore.

Esposizione. La salita al Passo della Colma è prevalentemente in ombra, con diversi brevi tratti (di 200-300 m) al sole. La salita verso Cellio, dopo Plello, è quasi tutta in ombra, con pochi tratti al sole. Le salite da Cellio a Boleto sono praticamente tutte in ombra, nella fittissima e fresca boscaglia collinare.

Punti di ristoro. Fonti di acqua: Chiesetta della Madonna Assunta, dopo Arola (acqua fresca e di ottimo sapore); Celio, nella piazzetta all’altezza della chiesa parrocchiale (l’acqua non è fresca e ha un sapore discutibile); Merlera: sul ciglio destro della strada (acqua fresca e di buon sapore); Boleto in entrata dalla strada di collegamento con Valpiana (acqua non è fresca ma di buona qualità).

Traffico motoristico. Sia lungo la salita al Passo della Colma che lungo la salita da Plello a Cellio è scarso (e così pure nella discesa da Civiasco a Varallo Sesia). Dopo Cellio il traffico si riduce ulteriormente e, dopo dalla deviazione per Valpiana, per tutto il tratto fino a Boleto, è virtualmente inesistente.

Fondo stradale. Salita del Passo della Colma: buono. Discesa Civiasco-Varallo Sesia: ottimo (è possibile la discesa veloce). Varallo Sesia-Borgosesia: ottimo. Salita Borgosesia-Cellio: ottimo. Tratto Celio-Valpiana: globalmente buono; per brevi tratti sconnesso; Valpiana-Boleto: discreto; dopo Valpiana si incontrano almeno 4-5 brevi tratti molto dissestati (di lunghezza tra 10 e 50 m), e un paio di punti sterrati (di 3-5 m), che tuttavia non creano eccessivi problemi al transito. Boleto-Pella: ottimo (è possibile la discesa veloce).

Impressioni. La salita verso Civiasco offre magnifici scorci panoramici, sul lago d’Orta e sulle colline della vallata interna, interamente ricoperte da boschi. Appena dopo Arola, dal sagrato della chiesetta della Madonna Assunta (sec. XVI), si gode di una vista assolutamente spettacolare su gran parte del lago d’Orta e sul selvatico entroterra collinare della sua sponda ovest. La salita si dispiega inizialmente sulla costa collinare rivolta al Cusio, ma dopo circa 5 km penetra bruscamente verso l’interno immergendosi nel verde di felci, castani e abeti. Nello stesso ambiente boschivo si snoda la bellissima discesa verso Varallo e la successiva ascesa verso Cellio con bei panorami collinari. La parte finale del tragitto, da Cellio a Boleto, è il pezzo forte del tour: un’escursione fuori dal mondo conosciuto, in una dimensione senza tempo, del tutto immaginaria...

Panoramica Zegna (da Biella)

Panoramica Zegna (da Biella)  J

Punteggi. Difficoltà 7. Valore paesaggistico: 9.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 1500 ml. Il chilometraggio è stato azzerato e l'altimetro tarato ad Andorno Micca (m 544 s.l.m.).

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata senza preoccupazioni con un 34 anteriore e un 20-24 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Entrati in Biella da Chiavazza si prosegue in direzione di Adorno Micca, costeggiando la sponda est del torrente Cervo. Nel centro di Andorno Micca, al semaforo posto all’incrocio tra via Cavalieri di Vittorio Veneto e via Perosi, sulla destra, c’è un parcheggio quasi interamente all’ombra, in cui si può lasciare l’auto.

In bicicletta. Seguendo le indicazioni Piedicavallo / Rosazza si procede per 9,5 km fino alla frazione Vallemosche, attraversando Bogna, Balma e Campiglia Cervo. Fuori da Vallemosche si devia a destra seguendo l’indicazione Forgnengo / Panoramica Zegna. Superato Piaro la strada penetra nei boschi dell’Oasi Zegna e dopo 2,4 km raggiunge il Poggio Bruera da cui si gode di una superba vista su tutta l’alta valle del Cervo. I successivi 7,8 km salgono dolcemente (pendenze mai superiori a 10%) fino alla Bocchetta di Sessera (1380 s.l.m.) e infine a Bielmonte, offrendo sulla destra grandiose aperture panoramiche sulla pianura biellese, fino a Vercelli e Novara.

Dati tecnici. Lunghezza totale della salita: 22,8 km (da Andorno Micca a Bielmonte); pendenza media: 4,2%; pendenza massima: 12%; tempo necessario: circa 2 ore.

Esposizione. Da Andorno Micca a Piaro (12 km) è quasi interamente al sole; tra Piaro e la Sella del Cucco prevalgono i tratti all’ombra (5,8 km), mentre negli ultimi 5 km si alternato tratti all’ombra e al sole, in corrispondenza delle grandi aperture panoramiche.

Punti di ristoro. Si incontrano fonti di acqua a Bogna (sulla destra), Fucina (sulla sinistra), Balma (due fontane, la prima, sulla destra con acqua eccellente), Campiglia Cervo (due fontane, la prima con acqua eccellente), e infine a Piaro (sulla sinistra). A Bielmonte c’è un bar.

Traffico motoristico. Da Andorno a Vallemosche è moderato, ma generalmente non fastidioso; da Vallemosche a Bielmonte è scarso, anche di sabato. Il fenomeno dei rush motociclistici a velocità demenziale è contenuto.

Fondo stradale. Ottimo su tutto il percorso; è quindi possibile la discesa veloce (60 km/h).

Impressioni. Il versante biellese della Panoramica Zegna non ha alcunché da invidiare a quello valsesiano. La salita è dolce e rilassante, e consente quindi di immergersi, finalmente liberi dalle terrene tribolazioni evocate dalla fatica fisica, nelle delicate atmosfere dei boschi dell’Oasi Zegna e di proiettare la propria immaginazione nelle straordinarie profondità degli spazi aperti sulla pianura padana. Nessuno dei 12 km finali della salita scorre senza lasciare immagini, profumi, suoni, o emozioni, che possano fondersi in un ricordo languido, impalpabile … indelebile.

30/07/2008

Piancavallo da Premeno

Piancavallo (da Cambiasca-Premeno)         L

Punteggi. Difficoltà 8. Valore paesaggistico: 8.

Dati tecnici. Lunghezza totale da Possaccio (deviazione per Vignone) a Piancavallo belvedere (deviazione per Segletta): 18 km; pendenza media 5,3%; pendenza massima 20%; tempo necessario: circa 1 ora e 30 minuti. Tratto da Possaccio a Pian di Sole: lunghezza totale: 10 km; pendenza media 6,6%; pendenza massima 20%. Tratto da Manegra a Piancavallo: lunghezza totale: 3,2 km; pendenza media 10%; pendenza massima 15%. La temperatura a valle era di 19°C.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 1000 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato alla deviazione per Vignone all’ingresso di Possaccio (268 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata con un 34 anteriore e un 25 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) si seguono le indicazioni per Verbania. A circa 4,5 km dallo svincolo autostradale, all’ingresso di Fondo Toce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Si prosegue quindi fino a Trobaso. All’ingresso del paese si supera il parcheggio sulla sinistra e all’incrocio si svolta a sinistra per Cambiasca. Dopo circa 600 m si raggiunge la chiesa della Madonna del Carmine, davanti alla quale c’è un piccolo parcheggio (in parte all’ombra) ove è possibile lasciare l’automobile.

In bicicletta. Usciti dal parcheggio della Madonna del Carmine si devia a sinistra imboccando la via Gaggiolo (sulla destra si torna a Trobaso). Dopo circa 330 metri, al termine della via Gaggiolo si svolta a sinistra, su via Cuboni, e dopo ulteriori 180 m, prima di entrare in Possaccio, si devia sulla sinistra, seguendo l’indicazione per Vignone. La salita inizia brutalmente, con 5 strappi di pendenza tra il 15% e il 20%, in rapida sequenza, in pieno sole. All’ingresso di Vignone (via Motte) si prosegue su via Venezia e quindi si svolta a sinistra in via Reginetta Francioli; dopo circa 300 m si imbocca la via Verdi, sulla destra e dopo ulteriori 300 m ci si immette sulla strada per Bee / Premeno. Si svolta quindi a sinistra (a destra si scende ad Arizzano) e si prosegue fino a Bee. Da questo punto si seguono le indicazioni per Premeno e nel centro di Premeno si prosegue per Pian Cavallo. Il tratto tra Premeno e Pian di Sole è più ripido, ma per lunghi tratti all’ombra. Giunti a Pian di Sole (il cartello segnaletico di località riporta 1000 m s.l.m, ma al piazzale l’altitudine non supera il 930 m) si prosegue su via Fra Ginepro fino all’alpe Manegra e da qui sulla lunghissima (e massacrante) via Cadorna (3,6 km di pendenze tra il 10% e il 14%, senza tregua) che conduce al belvedere di Pian Cavallo.

Esposizione. Da Possaccio a Premeno prevalgono decisamente i tratti al sole; successivamente si alternano tratti al sole e in ombra. Gli ultimi 3 km, più impegnativi, sono prevalentemente in ombra.

Punti di ristoro. Si incontrano 3 fonti di acqua potabile lungo la salita: una a Vignone e due a Premeno (altre 3 fontanelle erogano acqua non potabile e quindi possono essere impiegate al più per rinfrescarsi).

Traffico motoristico. Piuttosto intenso e fastidioso (ma effettivamente non pericoloso grazie all’ampiezza della carreggiata) da Vignone a Premeno; moderato da Premeno a Piancavallo.

Fondo stradale. Ottimo per quasi tutto il percorso (è possibile la discesa veloce).

Impressioni. Questa salita è un cocktail dei tre più caratteristici fattori di logoramento psico-fisico del ciclista: inizia con 2 km di asfalto torrido, in pieno sole, dalle pendenze brutali (fino al 20%) che danno subito un consistente assalto alle riserve energetiche; prosegue poi insidiosamente con un tratto molto lungo (10 km) dalle pendenze modeste (7-10%), ma in gran parte esposto al sole e torturato da uno snervante traffico motorizzato, che assottiglia subdolamente le risorse mentali; infine infligge il colpo mortale con una salita di 3 km insolitamente uniforme, con pendenze spesso intorno al 12-14%, virtualmente priva di tratti che consentano il ben che minimo recupero. Raggiungere questo tratto nel bel mezzo del pomeriggio di un’afosa giornata d’estate fa rimpiangere disperatamente non aver preferito l’ascesa a Piancavallo dal versante opposto (Cannero), e induce a ripromettersi di non ripetere mai più, in futuro, l’errore.

25/07/2008

Cicogna

Cicogna (da Rovegro)                             J

Punteggi. Difficoltà 6,5. Valore paesaggistico: 8,5.

Dati tecnici. Lunghezza totale da Rovegro a Cicogna: 7,1 km; pendenza media 4,8%. Tempo necessario: 30 minuti circa. Tratto dal Ponte Gasletto (alla confluenza dei torrenti Fiorina e Pogallo) a Cicogna: lunghezza 2,9 km; pendenza media 10,3%; pendenza massima 15%. La temperatura a valle era di 30°C. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato all’uscita di Rovegro (375 m s.l.m.).

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 800 ml.

Rapporti consigliati. In considerazione dell’esposizione al sole e delle brutali pendenze della parte finale, è preferibile disporre di un 34 anteriore e di un 26 o 27 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) si seguono le indicazioni per Verbania. A circa 4,5 km dallo svincolo autostradale, all’ingresso di Fondo Toce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Si prosegue quindi fino a Bieno e, appena prima del semaforo in uscita dal paese, sulla sinistra, all’altezza della chiesetta, si trova un parcheggio ombroso in cui si può lasciare l’auto.

In bicicletta. Usciti da Bieno si prosegue in direzione di Trobaso; dopo 1,8 km si devia a sinistra per Santino. Giunti in paese si procede in direzione della chiesa e, in prossimità della piazzetta, si imbocca sulla destra via Rovegro, seguendo le indicazioni Rovegro / Cicogna / Val Grande. La strada scorre dolce tra i boschi costeggiando la sponda ovest del torrente San Bernardino, fino a Rovegro (pendenza media 2%). Giunti in paese si prosegue dritto lungo il Viale Rimembranze e quindi lungo Via Cicogna. Fuori da Rovegro la strada si fa decisamente più stretta e penetra gradualmente nella profondità della Val Grande, incuneandosi tra i fitti boschi del versante occidentale della gola scavata dal torrente San Bernardino. Al km 4,2 circa si incontra una galleria di circa 100 m non illuminata, ma ragionevolmente sicura, essendo perfettamente rettilinea (si intravvede chiaramente l’uscita) e dotata di un fondo ottimale. Appena fuori dalla galleria si supera il Ponte Gasletto, molto spettacolare per l’altezza e l’impervietà delle aree boschive circostanti. A questo punto inizia la vera salita, con uno strappo iniziale al 15%, ma globalmente piuttosto regolare, intorno al 10%, fino a Cicogna.

Esposizione. Nel pomeriggio la salita è quasi interamente all’ombra. Soprattutto negli ultimi 3 km, dopo la galleria, la strada si snoda all’interno di boschi freschi a tratti anche molto fitti.

Punti di ristoro. Sono disponibili due fonti d’acqua, una all’inizio della salita, a Rovegro, nel centro del paese, una al termine, a Cicogna, nel piazzale in cui finisce la strada asfaltata.

Traffico motoristico. Per tutto il percorso è virtualmente inesistente in qualsiasi giorno della settimana.

Fondo stradale. Ottimo per tutto il tragitto (da Rovegro a Cicogna); solo in pochi punti si incontrano minime incisure dell’asfalto prodotte dalla caduta di piccoli massi dalle pareti rocciose (è possibile la discesa veloce).

Impressioni. La salita a Cicogna è una delle più suggestive del Verbano; quella che più di ogni altra consente di penetrare, anima e corpo, nello spirito selvaggio del Parco Nazionale della Val Grande, considerato l’unico sito naturale in Europa a conservare integralmente le originali caratteristiche ambientali. La vera salita inizia a circa 5 km da Rovegro, subito dopo il Ponte Gasletto che sovrasta la confluenza dei torrenti Fiorina e Pogallo nel San Bernardino. La tratta iniziale, quasi pianeggiante, si snoda dolce e sinuosa nei boschi che costeggiano dall’alto il versante occidentale del baratro solcato dal torrente San Bernardino. Tra delicati profumi di erbe e resine, nella luce soffusa che filtra attraverso gli alberi da un cielo abbagliante, sempre più lontani dalle fatiche umane, si giunge inconsapevolmente al confine tra i due mondi; la sottile vena d’aria che s’incunea a galleria nel buio profondo della pietra conduce, come uno stargate, nell’anfratto più remoto di un universo finora solo immaginabile: sospesi nel vuoto della vertiginosa gola scavata dai poderosi torrenti della Val Grande si vive il déjà-vu di una natura ancestrale.

Alpe Pont

Alpe Pont (da Ramello)                     K

Punteggi. Difficoltà 7,5. Valore paesaggistico: 7.

Dati tecnici. Lunghezza totale da Ramello all’alpe Pont (termine della strada asfaltata): 8,7 km; pendenza media 8,3%; pendenza massima 19%; tempo necessario: meno di 1 ora.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 800 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato a Ramello (330 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata con un 34 anteriore e un 25 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) si seguono le indicazioni per Verbania. A circa 4,5 km dallo svincolo autostradale, all’ingresso di Fondo Toce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Si prosegue quindi fino a Trobaso. All’ingresso del paese si supera il parcheggio sulla sinistra e all’incrocio si svolta a sinistra per Cambiasca. Appena prima di entrare in Cambiasca si incontra la deviazione, a destra, per Miazzina / Valle Intrasca / Intragna. Ancora 500 metri e si giunge al bivio per Miazzina (sinistra) o Valle Intrasca / Intragna (destra). Si svolta quindi a destra e si costeggia la sponda ovest del torrente San Giovanni. Dopo per circa 850 m si raggiunge la deviazione per Caprezzo, sulla sinistra. Pochi metri prima, sulla destra, una piazzola completamente in ombra consente di parcheggiare l’auto.

In bicicletta. La salita inizia subito, ma si mantiene per i primi 3 km, fino a Caprezzo, piuttosto agevole (pendenze 6-8%). Superata la piazzetta del municipio di Caprezzo la strada si impenna bruscamente, con uno strappo al 17% in pieno sole e, dopo 750 m si giunge alla deviazione per gli Alpeggi, sulla destra. Qui il fondo asfaltato si fa meno regolare e i tratti all’ombra, tra i boschi, per fortuna, diventano più frequenti e prolungati. Gli scorci panoramici sul lago sono pochi e molto brevi.

Esposizione. Si alternano per tutto il percorso tratti al sole e in ombra. Gli ultimi 4 km, più impegnativi, sono prevalentemente all’ombra, e soprattutto lo sono quasi tutti i tratti a maggior pendenza.

Punti di ristoro. Si può contare solo su 2 siti di approvvigionamento per l’acqua: due fonti si trovano a Ramello, una sulla destra al confine tra la strada principale (Via Borotti) e il parcheggio, e una dopo circa 260 m sulla sinistra, dopo la Via del Torchio. Una fonte di acqua freschissima e ottima al palato si trova nel piazzale al termine della strada asfaltata, all’alpe Pont. La fontana davanti am municipio di Caprezzo eroga acqua non potabile.

Traffico motoristico. Da Ramello a Caprezzo è scarso. Dopo Caprezzo è quasi inesistente.

Fondo stradale. Fino a Caprezzo è ottimo; successivamente la strada si fa un po’ più stretta e presenta irregolarità crescenti; l’ultimo km è molto accidentato, con asfalto grezzo, molte buche, anche profonde, e detriti di ogni genere (incluse pietre); si deve procedere con molta cautela, per l’alto rischio di foratura, specialmente negli ultimi 500 m.

Impressioni. La salita all’alpe Pont è priva di attrattive rilevanti; non è particolarmente tecnica, né particolarmente dura (per pendenze e/o lunghezza); è deludente dal punto di vista paesaggistico e termina con un chilometro di strada molto dissestata e fastidiosa (se non pericolosa) da percorrere in bicicletta. L’asfalto (se così si può definire) termina in uno spiazzo chiuso dall’aspetto trascurato da cui si dipartono vari sentieri pedonali di accesso all’interno della Valgrande. L’unica vera attrattiva di questo luogo è costituita da una fontana di acqua freschissima e di buon sapore.

Alpe Pala

Alpe Pala / Alpe Cavallotti (da Cambiasca)      N

Punteggi. Difficoltà 8,5. Valore paesaggistico: 8.

Dati tecnici. Lunghezza totale da Cambiasca alla Cappella Fina (termine della strada asfaltata): 8,8 km; pendenza media 9,0%; pendenza massima 21%; tempo necessario: circa 1 ora. Tratto da Alpe Pala al termine della strada asfaltata: lunghezza totale: 1,8 km; pendenza media 12%; pendenza massima 21%. La temperatura a valle era di 29°C.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 800 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato all’uscita di Cambiasca (308 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. In considerazione dell’ampia esposizione al sole e delle brutali pendenze della parte finale, è preferibile disporre di un 34 anteriore e di un 27 o 28 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) si seguono le indicazioni per Verbania. A circa 4,5 km dallo svincolo autostradale, all’ingresso di Fondo Toce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Si prosegue quindi fino a Trobaso. All’ingresso del paese si supera il parcheggio sulla sinistra e all’incrocio si svolta a sinistra per Cambiasca. Appena prima di entrare in Cambiasca si incontra la deviazione, a destra, per Miazzina / Valle Intrasca / Intragna. Si svolta quindi a destra e, dopo circa 250 m, si può lasciare l’automobile nel parcheggio del cimitero (che putroppo, però, è in pieno sole).

In bicicletta. Circa 150 m dopo il cimitero si giunge al bivio per Miazzina (sinistra) o Valle Intrasca / Intragna (destra). Si svolta quindi a sinistra e si inizia la salita. I primi 5 km, fino a Miazzina hanno pendenze già piuttosto impegnative, tra il 6 e il 10% (media 7,7%), ma le vere difficoltà vengono dopo. Il tratto fino all’Alpe Pala (1,5 km al 9%) è un anticipo della devastante sequenza di rampe che conducono alla cappella Fina, dopo il Memoriale degli Alpini (pendenze dal 16% al 20%).

Esposizione. I primi 6 km di salita sono in gran parte al sole; solo in prossimità dell’Alpe Pala, circa 1 km prima di iniziare il lungo muro finale il percorso offre ampie zone d’ombra. In considerazione della particolare esposizione e delle pendenze molto impegnative è preferibile evitare questa salita durante giornate molto calde e assolate.

Punti di ristoro. Numerose fonti d’acqua si trovano lungo il percorso: la prima a Miazzina, in via Vittorio Emanuele; due in località dell’Alpe Pala, una proprio nel piazzale, la seconda dopo 250 m. Un’ulteriore fontana, intitolata a G. Delle Vedove, si trova circa 150 m dopo il Memoriale degli Alpini Italiani, e infine l’ultima è proprio al termine della salita, sul piazzale con cui finisce la strada asfaltata (cappella Fina).

Traffico motoristico. Da Cambiasca a Miazzina è moderato. Dopo Miazzina è scarso, e dopo l’Alpe Pala virtualmente inesistente.

Fondo stradale. Fino a Miazzina è praticamente perfetto; successivamente la strada si fa un po’ più stretta e, soprattutto dopo l’Alpe Pala, presenta qualche irregolarità, ma solo in due brevissimi tratti è veramente accidentata (è possibile, con attenzione, la discesa veloce).

Impressioni. La salita all’Alpe Cavallotti è una delle più difficili del comprensorio, soprattutto per le caratteristiche del suo tratto terminale, di circa 2 km, in cui si succedono veri e propri muri di pendenza fino al 21% in sequenza così serrata da impedire quasi costantemente di rientrare dal fuori-sella. Un quarto d’ora finale di pura follia, in cui ci si rende conto di essere finiti in una trappola potenzialmente mortale: i primi 7 km, difficili ma non proibitivi, pungolano l’orgoglio dello scalatore, strappandogli una dimostrazione di forza che, sotto il sole, rischia di costare molto cara alla fine. Iniziare questa salita con la presunzione di chi ha già visto di tutto può riservare pessime sorprese…

11/07/2008

Alpe Ompio

Alpe Ompio (Santino-Alpe Ruspesso)                N  

Punteggi. Difficoltà 8. Valore paesaggistico: 8.

Dati tecnici. Lunghezza totale da Santino all’Aple Ruspesso: 7,3 km; pendenza media 8,3%; pendenza massima 21%. Tempo necessario: 50 minuti. La temperatura a valle era di 30°C.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento o impermeabile per la parte iniziale della discesa; zainetto idrico o borracce con capienza totale di almeno 800 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato all’uscita di Santino (330 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. In considerazione dell’esposizione al sole e delle brutali pendenze della parte finale, è preferibile disporre di un 34 anteriore e di un 26 o 27 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Provenendo da Gravellona Toce (o dall’autostrada A26) si seguono le indicazioni per Verbania. A circa 4,5 km dallo svincolo autostradale, all’ingresso di Fondo Toce, si segue la deviazione sulla sinistra per Miazzina / Intragna / Valle Intrasca. Si prosegue quindi fino a Bieno e, appena prima del semaforo in uscita dal paese, sulla sinistra, all’altezza della chiesetta, si trova un parcheggio ombroso in cui si può lasciare l’auto.

In bicicletta. Usciti da Bieno si prosegue in direzione di Trobaso; dopo 1,8 km si devia a sinistra per Santino. Giunti in paese si procede in direzione della chiesa e, in prossimità della piazzetta, si imbocca sulla sinistra via Garibaldi, seguendo l’indicazione Bieno / Alpe Ompio. La strada si impenna subito in modo impressionante, con un muro al 21% prima di Bieno; successivamente, per circa 5 km, alterna pendenze impegnative (16%), quasi sempre in corrispondenza dei tornanti, a tratti rettilinei più facili (2%-8%). Questo lungo tratto in pieno sole, sulla sinistra, lo spettacolare panorama del Verbano (con tutte le sue isole) e, poco oltre, il Monte Orfano e il Lago di Mergozzo. Intorno al km 5,2, dopo la cappella di Erfo, il bosco (prevalentemente di betulle) si fa gradualmente più fitto e le pendenze si crescono decisamente, superando spesso il 16% e raggiungendo in un paio di occasioni il 20%, per circa 1,5 km.

Esposizione. I primi 5 km di salita sono quasi interamente in pieno sole; poi si alternano tratti al sole e all’ombra (prevalenti). In considerazione della particolare esposizione e delle pendenze impegnative è preferibile evitare di salire all’Alpe Ompio durante giornate molto calde e assolate.

Punti di ristoro. Due fonti d’acqua si trovano alla partenza, nella Piazza della Chesa di Santino. Un’ulteriore fonte, con acqua fresca e di ottima qualità si trova al termine della salita, all’Alpe Ruspesso.

Traffico motoristico. Per tutto il percorso è virtualmente inesistente nei giorni feriali, scarso di sabato, moderato la domenica.

Fondo stradale. Da Santino all’Alpe Ruspesso: assolutamente perfetto (è possibile la discesa veloce).

Impressioni. La salita all’Alpe Ruspesso è molto impegnativa; ammaliati dallo spettacolare diversivo dei laghi (Verbano e Mergozzo) e delle acque turchine della foce del Toce, sulla propria sinistra, si sottostima il dispendio energetico imposto dal muro iniziale di Santino (21% di pendenza) e dai ripidi tornanti dei primi 5 km (quasi tutti al 16%, in pieno sole), e si finisce inaspettatamente in una trappola mortale: 1,5 km di pura brutalità; la salita più dura e insidiosa del Verbano. Una decina di tornati di ampiezza e rotondità ingannevolmente rassicurante, ma in effetti così ripidi da dare l’impressione, quando vi si sale, che la strada sia scollata dalla terra e sollevata instabilmente da qualche forza mostruosa che spinge da sotto: pendenze tra il 16% e il 20% alternate sistematicamente a tratti rettilinei intorno all’8-10% che, più che concedere tregua, spezzano il ritmo della scalata riducendo la reattività muscolare e disturbando l’adattamento cardiorespiratorio. Su questa salita la consuetudine di tirare il fiato nei tornanti e spendere il massimo sulle rampe va invertita, pena… la sconfitta.

09/06/2008

Tovo (monte)

Monte Tovo               L  

Punteggi. Difficoltà 8,5. Valore paesaggistico 7.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento per la discesa. Borracce con capienza totale di 500 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato a Isolella, in corrispondenza della deviazione per il monte Tovo (380 m s.l.m.).  

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata con un 34 anteriore e un 27 o 28 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Si raggiunge Borgosesia costeggiando la sponda ovest del Sesia (in pratica da Gattinara), in modo da non dover attraversare la cittadina. Si segue la tangenziale per Varallo / Alagna e in uscita da Isolella si incontra, sulla sinistra, la deviazione per Foresto / Monte Tovo. Si prosegue per circa 50 m in direzione di Varallo e, all’altezza del cimitero, si può parcheggiare l’auto (proprio di fronte c’è una fontana con acqua potabile).

In bicicletta. Si segue l’indicazione Foresto e, raggiunto questo piccolo paese, si prosegue per Costa di Foresto / Monte Tovo.  

Dati tecnici. Salita da Isolella al termine della strada asfaltata sul Monte Tovo: lunghezza 9,4 km; pendenza media 8,1%; pendenza massima 20%; Dislivello totale scalato in ascesa 760 m. Tratto da Foresto al termine della strada asfaltata sul Monte Tovo: lunghezza 6,1 km; pendenza media 9,5%. La temperatura a valle era di 24°C.

Esposizione. Nel pomeriggio, fino a Foresto, si alternano tratti al sole e in ombra (prevalenti). Dopo Costa di Foresto la salita penetra all’interno di boschi a tratti anche molto fitti, e rimane quindi quasi interamente all’ombra.

Punti di ristoro. Si incontrano numerose fonti d’acqua potabile lungo la salita. Due a Costa di Foresto, al km 4,1; una appena fuori Costa, al km 4,5; una al km 5,5, sul margine destro della strada; e infine poco prima del termine della salita, al km 9.

Traffico motoristico. Da Isolella a Foresto è scarso. Dopo Costa di Foresto è pressoché inesistente.  

Fondo stradale. Tra Isolella e Foresto è ottimo. Dopo Foresto la strada si fa più stretta e presenta alcuni brevi tratti un po’ accidentati, risultando però, nel complesso, sempre molto ben percorribile (la discesa veloce, tuttavia, anche per le pendenze proibitive, è pericolosa).

Impressioni. Dal punto di vista ciclistico, la salita al Monte Tovo è una delle più tecniche e divertenti del comprensorio. La parte iniziale, fino a Costa di Foresto, è uniforme e relativamente poco impegnativa, con pendenze costantemente comprese tra il 6% e l’8%, ottima per il riscaldamento. Dopo Costa, però, la situazione cambia improvvisamente ed emergono con prepotenza le inconfondibili caratteristiche della salita fuoriclasse: pendenze sempre superiori al 10%, impennate brutali (16-20%) in rapida sequenza, intervallate da brevi tratti più “accessibili” (intorno al 12%) che consentono un minimo recupero, pochi tornanti, ombra quasi costante, silenzio assoluto. L’ascesa al Monte Tovo non è adatta per l’allenamento di inizio stagione; per fronteggiarne le insidie e godere delle sue mirabolanti difficoltà tecniche è richiesta una forma fisica perfetta. Come un gioiello prezioso, va gustata al momento giusto, quando il fisico e la mente hanno acquisito sufficiente forza e padronanza da poter apprezzare la bellezza allo stato puro.

03/06/2008

Santa Maria

Varallo – Santa Maria    J  

Punteggi. Difficoltà 7,5. Valore paesaggistico: 8,5 in estate; 10 in autunno.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento per la discesa. Borracce con capienza totale di 800 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato all’uscita da Varallo (455 m s.l.m.).  

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata con un 34 anteriore e un 24 o 25 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.  

In automobile. Si raggiunge Varallo costeggiando la sponda ovest del Sesia, in modo da non dover attraversare la cittadina. Si prosegue sulla tangenziale in direzione Alagna fino all’ultima uscita, con indicazione Rimella / Fobello. Appena dentro la cittadina si svolta a sinistra sulla via d’Adda e si può lasciare l’auto. La salita comincia subito, ma le pendenze sono inizialmente modeste e consentono quindi un adeguato riscaldamento.

In bicicletta. Si prosegue sulla SP 9 costeggiando il torrente Mastallone per circa 15 km, fino al bivio Rimella (destra) – S. Maria (sinistra). Si imbocca quindi la strada di sinistra e si prosegue fino a Santa Maria, e ancora oltre, costeggiando il torrente Mastallone, fino a Gazza, ove termina la strada asfaltata.  

Dati tecnici. Salita da Varallo al termine della strada asfaltata in regione Gazza: lunghezza 21 km; pendenza media 3,4%; pendenza massima 17%. Varianti: salita da Catognetto a Belvedere (1193 m slv): lunghezza 2,9 km; pendenza media 7,7%; pendenza massima 16%. Salita da Fobello a Cervatto (1014 m slv): lunghezza 1,1 km; pendenza media 9,9%; pendenza massima 16%.

Esposizione. Nel pomeriggio è in gran parte in ombra, ad eccezione di un breve tratto a Fobello.  

Punti di ristoro. Si incontrano fonti d’acqua potabile in più punti lungo la salita: le prime nall’area attrezzata della Piana delle Fate (poco dopo la deviazione per Sabbia), quindi a Cravagliana (ce ne sono 3), a Fobello (al parchetto giochi) e a Piana di Santa Maria (sul lato destro della strada). Un’ulteriore fontana si trova al termine della salita per Cervatto, poco prima di arrivare in paese, sulla destra. 

Traffico motoristico. Da Varallo a Fobello è modesto; successivamente è scarso e dopo Santa Maria praticamente assente. Scarso anche lungo le varianti per Belvedere e per Cervatto.  

Fondo stradale. Da Varallo a Santa Maria è ottimo, e così pure lungo tutta la variante per Cervatto (è possibile la discesa veloce su tutto il percorso). Al contrario nella variante per Belvedere il fondo presenta qualche accidente e, dopo Campelli, l’asfalto diventa ruvido e presenta qualche crepa (la salita è agevole, ma la discesa veloce è pericolosa).

Impressioni. Per la sua particolare ambientazione, questa salita, richiede, per essere apprezzata appieno, una limpida giornata di sole.  Nei primi 16 km l’ascesa verso Santa Maria è dolce e tranquilla, con pendenze mediamente poco impegnative che consentono di godersi appieno il succedersi dei caratteristici paesini Walser e gli scorci selvaggi disegnati dalle acque cristalline del Mastallone negli aspri chiaroscuri delle rocce e dei boschi. Dopo Fobello la strada si fa più impegnativa, con diversi tratti di pendenza superiore al 10%. La valle, però, rimane sempre piuttosto ampia e offre scorci collinari e montuosi di grande bellezza, specialmente dalle varianti di Belvedere e Cervatto. Il pezzo forte di questo paesaggio, tuttavia, è servito ogni anno nella seconda metà del mese di ottobre, allorché, nell’arco di pochi giorni, l’intero manto boschivo di questo straordinario parco naturale si trasforma in un immenso laboratorio cromatico che distilla dalla folgorante energia del sole tutte le possibili gradazioni di rosso e di giallo, e le proietta nell’atmosfera in una luce piroclastica, travolgente, che sovrasta ogni particolare.

13/05/2008

San Bernardo Sesia

Doccio – San Bernardo   K

Punteggi. Difficoltà 7,5. Valore paesaggistico 6.

Equipaggiamento speciale. Giacca anti-vento per la discesa. Borracce con capienza totale di 800 ml. L'altitudine è stata tarata e il contachilometri azzerato a Doccio (406 m s.l.m.).

Rapporti consigliati. La salita può essere affrontata con un 34 anteriore e un 24 o 25 posteriore (o accoppiata equivalente).

Descrizione del percorso.

In automobile. Si raggiunge Borgosesia costeggiando la sponda ovest del Sesia (in pratica da Gattinara), in modo da non dover attraversare la cittadina. Si segue la tangenziale per Varallo / Alagna e in uscita da Isolella, all’altezza del cimitero, si può parcheggiare l’auto (proprio di fronte c’è una fontana con acqua potabile).

In bicicletta. Si prosegue sulla SS 299 in direzione di Varallo per 3 km, fino all’ultima entrata per Doccio; si entra in paese imboccando la via S. Bonomio e si seguono le indicazioni per Fei.

Dati tecnici. Salita da Doccio al termine della strada asfaltata in regione San Bernardo: lunghezza 6,3 km; pendenza media 10,4%; pendenza massima 16%; tempo necessario circa 1 ora. Dislivello totale scalato in ascesa 654 m. La temperatura a valle era di 20°C.

Esposizione. Nel pomeriggio prevalgono i tratti in ombra, in quanto la salita si snoda inizialmente sul versante est del monte Tovo, che quindi vi proietta la sua ombra, e quando vira verso ovest, dopo la frazione Fei, penetra nei boschi e ne fuoriesce solo occasionalmente.

Punti di ristoro. Si incontra una fonte d’acqua potabile proprio all’inizio della salita, a Doccio, in prossimità della SS 299, e una seconda alla frazione Fei, nel centro dell’abitato, a sud della strada (salendo, sulla sinistra).

Traffico motoristico. Da Doccio a Fei è pressoché inesistente. Dopo Fei la strada interpoderale è vietata al traffico motorizzato.

Fondo stradale. Tra Doccio e Fei è buono, nonostante il tratto iniziale, di poche centinaia di metri, non lasci ben sperare. Dopo Fei la strada si fa più stretta e presenta alcuni tratti un po’ accidentati, ma risulta nel complesso sempre ben percorribile.

Impressioni. La salita a San Bernardo non va sottovalutata; è piuttosto breve, regolare, ma la pendenza media è identica a quella del Mortirolo e anche il ritmo è simile (con fluttuazioni di pendenza un po’ meno violente), mentre la lunghezza è circa la metà… La sua caratteristica uniformità (costantemente intorno al 12%) è un’arma a doppio taglio; le rampe sono lunghe, molto ripide e con pochi tornanti; si stenta a trovare il tempo per bere e le doti di resistenza sono messe a dura prova. Si potrebbe azzardare l’ipotesi che chi intende lanciare la sfida al Mortirolo possa effettuare un test abbastanza realistico di ciò che troverà ripetendo due volte in rapida sequenza l’ascesa a San Bernardo, senza soste. Se questo tentativo fallisce, l’ipotesi del Mortirolo va scartata con decisione, se invece riesce… va scartata con meno decisione… (he he he, scherzo…).

La parte iniziale della salita, prima di Fei, si snoda rapida nei boschi di betulle, robinie e faggi delle pendici del monte Tovo, offrendo, tra la vegetazione, brevi scorci sulla vallata, col Sesia in primo piano e l’abitato di Quarona subito oltre. Alla breve spianata di Fei l’aria si fa più leggera e gradevole, e i profumi di erba e di resine sostituiscono gli odori più opprimenti del traffico di fondo valle. Poi la strada si restringe e si inoltra in una boscaglia più fitta e solitaria; da questo momento le pendenze non lasciano più tregua fino all’oratorio di S. Bernardo.